monteroduni


Vai ai contenuti

Notizie Storiche

Il Paese > Il Castello

I feudatari di Monteroduni


All'età dei Longobardi tutto il territorio venne diviso in Ducati. Monteroduni insieme ad Isernia e Venafro appartenevano al Ducato di Benevento amministrato dalla famiglia dei Gastaldi.In seguito il Ducato di Benevento venne diviso in trentaquattro contee. Nel 964 il territorio di Monteroduni fu amministrato dalla Contea di Isernia più precisamente dal Conte Landolfo e dai suoi successori fino al1064; dal 1064 al 1268 fu governato dai Conti del Molise; dal 1268 al 1278 il territorio di Monteroduni fu affidato ad Eustachio D'Ardicourt; dal 1281 divenne feudo degli Evoli, conti di Trivento; prima del 1326 passò alla famiglia De Sus; nel 1333 fu assegnato direttamente dal Re Roberto D'Angiò alla Regina Sancia;successivamente fu conteso tra i D'Evoli ed i Trinci e nel 1441 passò alla famiglia dei Gaetani.La famiglia D'Afflitto governò Monteroduni fino all'avvento dei Pignatelli.


Il paese attuale e lo stemma


Nell'antichità il paese si estendeva all'interno delle mura di cinta, mentre attualmente si è diffuso su tutto il territorio. Lo stemma è formato da tre monti con sopra una stella.

Opere pubbliche: Acquedotto,prima illuminazione,primi ufficie prime vie di comunicazione.

-Nel 1193 il paese fu distrutto e rimase senza acqua per circa 800 anni e diverse abitazioni avevano pozzi e cisterne, alimentati dall'acqua piovana che veniva usata solo per le faccende domestiche, mentre per dissetarsi ci si riforniva a diverse sorgenti naturali tutt'ora esistenti (Capotrio, S. Nazzaro, La Fontana etc….). Il primo vero ed attuale acquedotto di Monteroduni venne progettato nel 1934, iniziato il 18 marzo 1935, collaudato il 12 aprile 1938 e perfettamente funzionante dal 14 settembre 1938.

-Notizie certe rivelano che Monteroduni è stato il primo paese ad avere l'illuminazione. Infatti il 20 novembre 1883 il paese beneficiò del primo impianto a petrolio, e il 28 ottobre 1913 fu inaugurata la pubblica illuminazione ad energia elettrica fornita dalla centrale sita i contrada S. Nazzaro, di proprietà del principe Pignatelli, usufruendo delle acque dello stesso lago.

-Venne istituito nel 1881 il primo ufficio postale a Monteroduni, mentre nel 1899 fu istituito anche un ufficio telegrafico.

-La linea ferroviaria Caianello-Campobasso, comprendente anche Monteroduni e Macchia d'Isernia, fu inaugurata il 21 marzo 1894 con stazione a Spinete. In seguito venne distrutta durante la II guerra mondiale e ripristinata nel 1950 con la stazione attuale.


Pandetta del Passo della Lorda


La Pandetta era una tassa di pedaggio scolpita su due lastre di pietra calcarea di complessivi 1.90 mt per 1.60 mt, un tempo erano collocate al passaggio sul ponte del torrente Lorda, che segnava il confine a nord tra il territorio di Macchia d'Isernia con quello di Monteroduni.Gli antefatti del pedaggio della Lorda sono i seguenti : i feudi di Macchia e Monteroduni dal 1505 erano sotto un solo feudatario che era la famiglia d'Afflitto. Nel 1564 Ludovico II° d'Afflitto vendette Macchia a Giovanni Battista Ravaschieri, dichiarando che la sua famiglia l'aveva acquistato con i passaggi annessi; a sua volta il Ravaschieri nel 1570 rivendette Macchia col passo a Luigi della Marra. In realtà i pedaggi erano due : uno al confine con Monteroduni sulla Lorda e l'altro sul fiume Cavaliere (detto Vado dei Cavalieri) tra Macchia ed Isernia. In un primo monento, quando la proprietà dei due passi era unica, il pedaggio si pagava una volta sola; al mutare della scena, ossia la proprietà dei due feudi si differenziò, si doveva pagare due volte.Del resto in tutto il Regno si lamentavano inconvenienti del genere; per cui nel 1569, dietro pressanti richieste, il duca di Alcalà, vicerè, decise di porvi rimedio, delegandone l'incarico al tribunale della Summaria. A sua volta questo tribunale conferì pieni poteri al suo presidente Annibale Moles. Da vari documenti depositati presso la Summaria risulta che tutti i baroni del Regno nel 1570 furono invitati ad esibire i titoli dei pedaggi che esigevano. Per la causa Macchia-Monteroduni che fu trattata nello stesso anno 1570, venne citato il Ravaschieri che giustificò documentariamente il pedaggio in uso. Contestualmente però venne imposto da Annibale Moles, Commisario della causa, che l'esazione si facesse, senza alcuna alterazione, secondo la tariffa antica che veniva ripresentata ed allegata alla sentenza. Veniva inoltre sancito che la tassa di pedaggio non poteva riscuotersi duplicatamente per la Lorda e per il Cavaliere, ma una sola volta. Frattanto la tabella delle varie tasse di pedaggio, ad evitare abusi, doveva essere esposta a vista dei passeggeri e i due ponti diruti dovevano subito essere ripristinati.Si istituì inoltre la scafa, come servizio alternativo alla funzionalità dei ponti; ma ne rimasero aggravati i passeggeri che, oltre ai diritti del passo, dovevano pagare il traghettamento per sè e per la merce trasportata.Per circa due secoli il passo della Lorda, che doveva collegare Macchia con Monteroduni, divenne il punto in cui si videro contrapposte le comunità, perchè il barone di Macchia riteneva che il passo era sito nel territorio di sua giurisdizione e il principe di Monteroduni dichiarava altrettanto.Sicuramente fu questo uno dei motivi per cui si arrivò alla realizzazione di un nuovo ponte sulla Lorda, in forte ritardo.Le dispute si ultimarono nel 1806, qundo il 2 agosto, il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte abolì il feudalesimo.Dopo questa data non si parlerà più di pedaggio.



Torna ai contenuti | Torna al menu